Finalità della potatura
Le operazioni di potatura si propongono di esaltare le capacità funzionali dell’olivo ai fini di migliorare la fruttificazione e più in generale favorire una gestione dell’oliveto razionale ed efficiente.
Se si considera come l’albero si nutre, cresce e compie le sue funzioni, ci si rende conto che le operazioni di taglio influiscono notevolmente sulla salute della pianta e sulla fruttificazione. Si modifica il numero o la dimensione dei singoli rami, si sceglie la loro disposizione nello spazio e si orienta la chioma rispetto alla provenienza della luce.
Oggi la potatura dell’olivo ha anche altri connotati volti a massimizzare l’efficienza e l’efficacia delle altre operazioni colturali, ovvero la raccolta e la difesa. Con la potatura regoliamo anche lo scheletro della pianta, ossia i rapporti dei rami con il tronco e la forma complessiva della chioma.
Principi universali della potatura di produzione
La maggior parte dei principi della potatura di produzione dell’olivo sono indipendenti dalla forma di allevamento:
- riduzione della dimensione dei rami secondari e della massa legnosa in generale;
- mantenimento dell’equilibrio vegeto-produttivo, lasciando abbastanza rami per la fruttificazione dell’anno in corso e la previsione dello spazio necessario alla crescita di nuova vegetazione;
- mantenimento di un volume della chioma proporzionato alla probabile estensione radicale (equilibrio chioma-radici);
- ordine nella disposizione dei rami secondari lungo le branche primarie, sia spazialmente sia per dimensione, più leggero/piccolo nella porzione alta della chioma, più grandi/strutturati nella porzione basale della chioma;
- garantire adeguata illuminazione di tutta la chioma;
- garantire che i trattamenti di difesa fitosanitaria possano raggiungere tutte le parti della chioma;
- favorire la semplificazione e la velocità delle operazioni di raccolta.
Tecnica e strumenti d’intervento
Cerchiamo dunque di declinarle nella tecnica di potatura ulivi di campo che, possibilmente, deve essere eseguita da terra con svettatoi o potatori/forbici/motoseghe elettriche montate su aste telescopiche. L’uso di tali mezzi, oggi sempre più precisi e funzionali, garantisce la sicurezza degli operatori e velocità d’intervento, limitandolo al minor numero possibile di tagli, a seconda delle dimensioni e della condizione dell’albero.
Fisiologia dei rami: Sink e Source

Ogni organo e struttura dell’albero ha una propria funzione, quindi deve avere una propria disposizione e angolo di inserzione sulla struttura primaria dell’olivo.
Ci sono rami che sono un sink (attirano nutrienti e assimilati) e rami che sono source (sono fonte di assimilati). Tipicamente i rami più giovani sono source mentre i rami più grandi sono sink. Rami verticali sono tipicamente dei sink, rami orizzontali diventano tipicamente dei source. Le olive sono degli attrattori di risorse (nutrienti e assimilati).
Questo significa che i rami fruttiferi devono avere un grado di inserzione orizzontale perché possano essere delle fonti di nutrienti delle olive. Nel caso di raccolta con scuotitori al tronco il grado di inserzione però non dovrebbe essere eccessivamente orizzontale per garantire una buona trasmissibilità della vibrazione.
Il ruolo della punta dell’albero
La punta dell’albero è un sink naturale che serve quindi ad attirare nutrienti fino alla cima perché possano essere distribuiti più uniformemente all’intera chioma. La punta dell’albero non dovrebbe terminare con una piccola cimetta assurgente (spesso ed erroneamente chiamata “tiralinfa”); è invece importante è che sia rigogliosa, ovvero rivestita di molti rametti, per assolvere il ruolo di sink. Tagliare tutte le cime dell’olivo è quindi controproducente.
Controllo ormonale e risposta ai tagli
Gli ormoni vegetali esercitano il controllo della destinazione e ripartizione degli assimilati, delle risorse idriche, minerali e nutrizionali, determinando l’entità e le modalità di crescita dei diversi organi e quindi dell’intera pianta. Le auxine, le giberelline e le citochinine svolgono un ruolo positivo nell’attivazione dei sink e di conseguenza influiscono sullo sviluppo vegetativo e riproduttivo.
La potatura, riducendo il numero di meristemi (gemme apicali in accrescimento) e dei siti della sintesi ormonale, modifica il bilancio ormonale con fluttuazioni più o meno accentuate. A tal proposito si ricorda che numerosi piccoli tagli stimolano maggiormente la formazione di nuovi germogli rispetto a pochi grossi tagli; l’eliminazione di rami secondari grandi stimola meno l’accrescimento vegetativo rispetto all’eliminazione di un’equivalente quantità di singoli rametti o piccole branchette. Una regola da ricordare per decidere il grado di stimolazione voluto!
Distribuzione della vegetazione e luce
È importante che i rami secondari, ovvero i rami che si inseriscono direttamente sulle branche principali o sull’asse centrale, siano disposti in maniera uniforme lungo la branca, tenendo conto della capacità strutturale dell’albero. Questo significa che è bene lasciare rami più leggeri e di dimensioni minori sulla porzione alta della chioma e via via più grandi e pesanti nella porzione basale (basitonia dell’olivo).
Rami troppo grandi sulle parti alte, tipici per esempio delle forme di allevamento acefalo, obbligano a interventi negli anni sulle branche principali che andranno a piegarsi in maniera anomala. Generalmente tali rami di grandi dimensioni vengono lasciati poiché si ritiene che possano attrarre più nutrienti verso di sé, riducendo lo sviluppo in altezza dell’albero. In realtà, quello a cui si assiste è la formazione di numerosi rami assurgenti e verticali (succhioni), in competizione tra loro e per gli assimilati, che andranno ridotti o eliminati.
Fotosintesi e parassiti
Quando l’illuminazione della chioma scende al di sotto del 10-30% rispetto alla massima irradiazione luminosa la fotosintesi, l’accrescimento dei germogli, la crescita e l’inolizione dei frutti vengono sensibilmente ridotti.
È infatti noto che alte intensità luminose promuovono la differenziazione delle gemme a fiore e con valori di intensità luminosa minori al 30% della massima disponibile l’induzione a fiore non avviene o è molto ridotta. Oltre a questo è bene che le giovani foglie, quelle che si sviluppano nell’anno della potatura, ricevano la massima insolazione per tutto il loro ciclo di sviluppo fino all’età adulta.
Le foglie sviluppatesi in condizioni di scarsa intensità luminosa non sono in grado di raggiungere una capacità fotosintetica pari a quelle cresciute in condizioni di buona illuminazione. Inoltre le condizioni di ombreggiamento prolungato favoriscono l’instaurarsi di funghi e parassiti.
Limiti della potatura dicotomica

Tipicamente la forma di allevamento dicotomica, che prevede continue biforcazioni dei rami secondari man mano che ci si sposta verso l’alto, senza una elevato grado di manutenzione alla lunga causano ombreggiamento e progressiva defogliazione delle parti basali.
È infatti bene ricordare che la vita di una foglia di olivo arriva a tre anni ma, in condizioni di scarsa illuminazione, tende a cadere alla fine del secondo anno. La potatura dicotomica avrebbe, tra i suoi scopi principali, la riduzione del vigore dei rami per favorire il contenimento delle dimensioni dell’albero e la fruttificazione.
In realtà si ha solo un apparentemente contenimento della vigoria con la produzione che si sposta progressivamente verso l’alto e con la necessità, dopo qualche anno, di interventi cesori importanti per ricostituire la chioma basale dell’albero.
Intensità di potatura e reazione della pianta
Nell’eseguire tutte le operazioni citate occorre ovviamente tenere in considerazione l’intensità di potatura. Consideriamo la quantità di chioma asportata con la potatura: si distingue in leggera col il 10-15%, media col 20/25% e intensa superiore al 30%. Per stabilire la giusta intensità di potatura occorre considerare diversi fattori: la cultivar, le condizioni pedoclimatiche, la carica di frutti dell’anno precedente e aver osservato la reazione degli olivi alle potature precedenti.
Una potatura troppo blanda non favorirà la nuova vegetazione che viceversa sarà eccessivamente favorita da una potatura severa. Con terreno molto fertile o abbondanti concimazioni è bene ridurre l’intensità di potatura e la verticalità dei rami. Se siamo in presenza di una varietà vigorosa e condizioni di crescita favorevoli avremo bisogno di maggior spazio a disposizione delle piante (sesto d’impianto largo).
Gestione di succhioni e polloni
Da questo punto di vista è quindi importante capire i segnali che fornisce la pianta, prima e dopo la potatura, perciò è necessario controllare la reazione delle piante post potatura, cioè in fase di fioritura e allegagione.
I succhioni e i polloni, ovvero rami molto vigorosi e assurgenti, sono spesso la risposta della pianta a uno squilibrio chioma-radici e quindi vegeto-produttivo. Una potatura troppo severa obbliga l’olivo a reagire emettendo rami vigorosi, che possono crescere in breve tempo, consentendo all’olivo il ripristino veloce di un’adeguata superficie fotosintetica.
Effettuare ad agosto settembre il taglio dei succhioni più grandi e dei polloni alla ceppa riduce lo stress da potatura per la pianta e consente in inverno e primavera di potare meno intensamente con lo stesso effetto benefico.
Regole generali per l’esecuzione dei tagli
Quando ci si avvicina all’olivo da potare, prima di qualsiasi intervento, è bene fare un giro intorno all’albero, osservando lo scheletro, le branche principali e quelle secondarie, la loro disposizione spaziale e la loro vigoria, conformazione ed età.
Una volta che ci si è fatti un’idea della conformazione dell’albero si può iniziare a intervenire su polloni e succhioni, eliminando solo quelli molto vigorosi, interni alla chioma e quelli sui rami secondari più vicini alla inserzione con le branche primarie. Questa operazione può risultare essenziale per avere un’idea degli spazi nel caso ci sia una foltezza tale da impedire una chiara visuale della chioma.
A questo punto si comincia individuando le cime delle branche principali, che dovrebbero avere tendenzialmente la stessa altezza rispetto al piano del terreno.
Gestione dello scheletro e della produzione
Una volta individuata la o le cime si interviene sullo scheletro, quindi eliminando i rami secondari esauriti, quelli mal disposti, sovrapposti, asportandoli o accorciandoli se troppo esterni rispetto al gradiente conico della branca, preferibilmente con tagli di ritorno.
Nella scelta dei rami secondari è bene preferire quelli meglio inseriti sulla branca principale, equidistanti dagli altri e che offrono migliore potenziale produttivo. Solo quando gli interventi più importanti sono stati portati a termine si può intervenire sulle brancheette fruttifere o terziarie, diradandole, eliminando la vegetazione vecchia, di solito ben riconoscibile perché è la più spoglia di foglie.
Nella gestione della vegetazione secondaria, è preferibile non eliminare i rami più giovani che possono germogliare, anche verticalmente, nella parte più esterna di un ramo secondario poiché saranno la futura chioma produttiva.
Valutazione finale ed epoca di intervento

Generalmente, una volta completate tutte queste operazioni, è bene fare un nuovo giro intorno alla pianta per comprendere se si è raggiunto l’equilibrio richiesto dalla potatura di produzione.
È bene però effettuare solo un colpo d’occhio, senza soffermarsi eccessivamente, per evitare tagli di rifinitura che potrebbero risultare inutili e antieconomici per la potatura per olive. I momenti dell’anno in cui si può intervenire sono essenzialmente due: la potatura secca da gennaio a maggio e la potatura verde in estate, a seconda di vari fattori di cui il più importante è sicuramente la condizione pedo-climatica locale.
L’olivo è un albero sempreverde pertanto non ha un vero e proprio fermo vegetativo tranne con prolungati freddi intensi, quanto una stasi con minori flussi linfatici e minore attività fotosintetica.
Rischi climatici e potatura verde
Il periodo preciso della potatura invernale dipende da vari fattori, come l’epoca in cui è finita la raccolta delle olive, il rischio di gelate e in generale dalla correlazione con le altre operazioni colturali.
Un intervento troppo precoce può favorire un riscoppio vegetativo anticipato e un potenziale disequilibrio vegeto-produttivo. In estate la tradizione vuole che la potatura sia limitata alla rimozione dei polloni o succhioni dalla pianta.
In realtà la potatura verde dell’olivo può avere molteplici funzioni: interventi cesori sulla chioma, favorendo l’illuminazione, possono accelerare la maturazione delle olive, riducendo anche il fabbisogno idrico della pianta. Interventi simili andrebbero però eseguiti con molta accortezza e attenzione, limitandoli allo stretto necessario, per evitare disequilibri.
Turnazione e strategie aziendali
UNA RIFLESSIONE: SI POTA L’OLIVO O L’OLIVETO? Il sesto d’impianto, la o le varietà presenti, il passaggio di mezzi agricoli e il metodo di raccolta sono fattori da considerare per razionalizzare le nostre scelte.
La potatura annuale permette una gestione molto ordinata dell’equilibrio vegeto-produttivo; senza interventi troppo drastici, possiamo limitarci a pochi interventi di rinnovo.
La potatura biennale è oggi la più diffusa: obbliga a una tipologia di potatura più severa, determinando un maggiore squilibrio e stress per l’olivo data la maggiore quantità di chioma asportata.
È possibile intervenire anche a cadenza poliennale, ma si tratta di una pratica rischiosa: l’intervento poliennale prevede sempre interventi cesori severi, con accentuazione dell’alternanza di produzione e il rischio che fenomeni meteo-climatici avversi compromettano l’intero ciclo economico triennale.
A cura di Luca Landini, direttore della Scuola di Olivicoltura di Pescia.
Fonti: Teatro naturale, l’arca Olearia, Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, Olivicoltura, di Alessandro Morettini


